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Valvarrone

Feste e Sagre...

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La radicata superstizione

   

C’era l’usanza, la sera, di non uscire di casa dopo che fosse suonata l’Ave Maria, era credenza che andasse in giro la strìa (strega), se si era costretti a farlo, si doveva mettere ol panèt sul co (il fazzoletto sulla testa) diversamente la strìa la te striave (la strega ti stregava). Le streghe venivano personificate nelle donne vecchie e brutte, ne esistevano moltissime, nel 1590 nella vicina Premana ne esistevano ben cinquanta.

A Sueglio si racconta ancora ai bambini di due streghe, la prima che venne colta sul fatto mentre dalla böcore (piccola apertura attraverso la quale passava il gatto) stava per rapire un bambino in fasce; la seconda, che era solita trasformarsi in gatto per poter rubare tranquillamente, colta sul fatto mentre rubava, fu presa a legnate ; ritrasformata in donna i segni delle legnate restarono e tutti le chiedevano cosa le fosse capitato, anche la persona che l’aveva bastonata glielo chiese e alla domanda “set malade?” (sei ammalata?) rispose “savaret tì cöse m’et fac” (saprai tu cosa mi hai fatto).

Una donna in gravidanza non doveva portare collane attorno al collo e se lavorava la lana doveva stare ben attenta che non si attorcigliasse perchè il bambino sarebbe nato col cordone ombelicale attorno al collo; era credenza che una donna non restasse incinta finchè allattava. Tra le foglie di fo (faggio) della bisache (materasso) e del bisachin (materassino) era consuetudine mettere medagliette della Madonna e candele benedette il giorno della Madonna della Candelora; venivano cuciti sui gipunin (maglietta intima di lana) piccole medagliette della Madonna perchè proteggesse chi li indossava. Per invocare l’aiuto dei morti veniva acceso un cero in casa, la candela veniva accesa in Chiesa per invocare la protezione della Madonna o dei Santi e per chiedere qualche grazia. In ogni casa e nei campi vi era sempre un ramo di ulivo benedetto il giorno delle Palme perchè teneva lontana la grandine; si credeva che il temporale fosse suscitato dall’inferno; alle prime avvisaglie del temporale si correva a suonare le campane che a vevano il potere di tener lontana la tempesta, il suono di queste si diceva che rompeva le nubi. Ai bambini, quando tuonava, si diceva che erano gli angeli che giocavano alle bocce. Non si doveva seppellire in terra benedetta un poco di buono, il diavolo avrebbe preso vendetta e quel cadavere non avrebbe più trovato pace; non si dovevano seppellire i morti il venerdì. Il gatto nero, la rottura di uno specchio, lo spargimento involontario del sale portavano sfortuna. Alle bambine era abitudine mettere orecchini d’oro che, secondo la tradizione, conservavano una buona vista.

Alcune superstizioni sono rese anche nei proverbi;

Chi se lustra i scarp indoss, prest l’è nel foss
Chi si lucida le scarpe addosso, presto è nel fosso
Chi cusis i pagn indoss, dopu tri dì l’è ‘n del foss
Chi si cuce i panni addosso, dopo tre giorni e nel fosso
Chi rit de venerdì el piang de dumenega
Chi ride di venerdì piange di Domenica